
Il lavoro di Marta “1000 anni luce”.
Al giorno d’oggi, può sembrare un evento il fatto che un artista si esprima attraverso l’arte delle iconografie su tavole di legno.
E’ il caso particolare di Marta Popescu Jianu che da tempo si occupa di produzione e restauro di icone.
I suoi lavori originali sono la testimonianza di quanto contrariamente a come si possa pensare il recupero dell’antico sia sempre più sentito dall’arte contemporanea. Sicuramente il termine icona ha sapore di passato, per lo più remoto, ma nell’opera di Marta si arricchisce anche di elementi creativi e di innovazione,soprattutto per ciò che concerne la vasta gamma cromatica. Il punto di partenza rimane comunque la scelta dei soggetti classica raffigurazione di temi religiosi.
Che non esclude elementi del tutto nuovi, per le icone, ma già presenti nell’arte medioevale, toscana e art Nouveau austriaca.
A conferma di ciò si ritrovano delle bellissime madonne, cristi sofferenti e da sempre elementi ammirati nelle icone, tratti dalla storia sacra e al tempo stesso motivi che si richiamano alla natura, diversamente, dei semplici borghi, fino ad arrivare agli splendidi energici cavalieri fantastici. Se da una parte, dunque, vi è certamente un recupero di quelle che sono state espressività del passato, dall’altra l’antica simbologia si arricchisce di nuovi significati.
Ecco che allora questo tipo di tecnica si apre a ventaglio verso composizioni ricche di originalità e creatività, ciò segna la liberazione dall’ancora che teneva l’icona legata al passato.
Insomma , si recuperano strade antiche per giungere a nuove mete. E allora se i temi sono sacri, nulla vieta di inserire alcuni elementi che personalizzano il lavoro di Marta, ad esempio vedute o scorci di famose città.
I personaggi dipinti sono in primo piano, molto stilizzati ma ben inseriti nel generale contesto armonico. I volti dai tratti caratteristici mantengono la loro classicità nella forma ovale, piuttosto allungata e nel colore della carnagione, gli occhi dalla particolare forma a mandorla evidenziano la loro carica espressiva dello sguardo.
Il paziente lavoro e avvalorato dall’accurato studio cromatico e da un piacevole contrasto di toni ,
la vasta gamma di colori usati dai rossi, alle più svariate gradazioni di verde e blu, il tutto accostato con raffinata sensibilità. Questo tipo di ricerca è approdato all’uso di tonalità considerate inusuali messe in risalto dall’oro o dall’argento, un particolare che si collega alla tradizione e che esalta e nello stesso tempo impreziosisce le creazioni di Marta. Oro che si ritrova anche nelle vesti e in altri oggetti, proprio come riflesso della grazia divina che si manifesta chiaramente nel visibile, un elemento quasi sempre presente anche in opere il cui tema non è specificamente sacro, ma comunque portatore di semantici messaggi. Sarebbe riduttivo dimenticare che queste tavole, dipinte con attenta maestria vanno lette e ammirate non solo utilizzando un parametro di tipo estetico ma tenendo presente tutta la ricca e antica simbologia che è presente, non certo marginalmente dentro un icona. A Marta spetta indubbiamente il merito di aver riabilitato il linguaggio delle icone, attraverso la fusione del linguaggio tradizionale con l’uso moderno della semantica grafica.
Alessandro Quasimodo